Clientelismi, favoritismi, nepotismi: tutte le volte che muore Charlie

Io sono Charlie

Io sono Charlie

“Viva la libertà”, “Solidarietà alle vittime degli attentati di Parigi”. “Siamo tutti Charlie.” Queste voci vengono da tutta l’Europa, da tutto il mondo. Queste voci vengono, soprattutto, da Piazza della Repubblica, nel cuore di Parigi, divenuta per un giorno simbolo della libertà. Il cielo francese oggi ha visto più di un milione e mezzo di persone sventolare bandiere diverse, pronunciare la frase “Sono Charlie” in mille lingue diverse. Musulmani, cristiani, ortodossi, ebrei, tante nazionalità differenti, tanti culti differenti, tante tradizioni differenti. Tutti insieme, tutti uniti sotto un’unica bandiera: No al terrorismo. Viva la libertà.

Da un lato è commovente, da un altro è sorprendente, ma non per questo surreale, rendersi conto di quanto abbia fatto l’Europa per l’integrazione, di quante persone diverse ci siano in una capitale europea e convivano insieme in tranquillità. Insomma, è stato un bello sforzo, ma possiamo dire di aver raggiunto un buon traguardo. Commovente ed estremamente significativa è stata la manifestazione degli abitanti musulmani di Madrid che oggi si sono riuniti alla stazione di Atocha, dove nel 2004 morirono 191 persone in vari attentati messi a punto da terroristi islamici. Anche loro sono Charlie. Anche io, come loro, sono Charlie e difendo a spada tratta questo grande diritto e dovere che abbiamo: informare ed essere informati in maniera corretta. Difendo a spada tratta la libertà, difendo a spada tratta il mio lavoro. Perché ho scelto di essere un’informatrice. E voglio farlo nel migliore dei modi possibile. Lo difendo perché la libertà di espressione è una grande conquista e come tutte le grandi conquiste va protetta. E, per questo, io dico che questa non muore solo con la morte fisica di chi ne fa le veci.

La stampa libera muore ogni volta che qualche giornalista scende ai ricatti. La stampa libera muore ogni volta che si nasconde la verità per qualche clientelismo, favoritismo, mazzetta, per qualche spicciolo di denaro o di notorietà, insomma. La stampa libera muore ogni volta che un giornalista NON PUO’ SCRIVERE QUESTA O QUELLA NOTIZIA PERCHE’ NON FA COMODO alla testata, a qualcuno che appoggia la testata, al pubblicitario, al politico, al prete, al docente, all’economista…e chi più ne ha, più ne metta. Allora è inutile prenderci in giro, l’Italia di certo non tra i paesi che godono di un’elevata libertà di stampa. Le pressioni ci sono, ci sono sempre state, e sempre ci saranno. Ma ogni giornalista ha un’etica, ha una coscienza, ha una deontologia da rispettare. A volte, quando non la rispetta, viene punito, altre volte (la maggior parte) se la scampa. Ma poi i conti li fa con se stesso. Chi è disposto a tutto pur di mettersi qualche soldo in tasca, pur di ottenere un ambito posto di lavoro, non ama il suo lavoro. Io amo il mio lavoro e per questo IO SONO E SARO’ SEMPRE CHARLIE.

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