Innovatori o conservatori? Tipi da macchina da scrivere o da PC?

11207343_10202822053670730_3627211199570357439_n I tempi cambiano e, mentre tutto scorre, cambiano anche le nostre abitudini. Si fanno progressi in medicina e si inventano nuovi strumenti rivoluzionari, più o meno futili. E così, come ogni epoca storica è segnata da una particolare invenzione, innovazione, guerra, carestia o rivoluzione, il 1977 segna la fine di uno strumento impegnativo, antico, affascinante ed insostituibile (almeno fino ad allora) per un giornalista: la macchina da scrivere. Brevettata nel lontano 1855  dall’avvocato novarese Giuseppe Ravizza, la prima macchina era composta da quasi 600 pezzi di legno ed un centinaio in ottone, ed era nota come ‘cembalo scrivano’. L’azienda americana di armi ‘Remington‘ si occupò di fabbricarne una prima specie in metallo distribuita a livello industriale nel 1873.

La macchina da scrivere ebbe una vita lunga ed in continua evoluzione. Dai primi modelli, in cui si poteva vedere quello che si era scritto soltanto dopo aver girato il rullo, alla ‘Underwood‘; ideata dal tedesco Frank Wagner proprio per sopperire all’esigenza di poter leggere istantaneamente quello che i caratteri avevano impresso sul foglio. Si dovette aspettare il 1908 per vedere la nascita della prima mitica, intramontabile, Olivetti. Ma fu soltanto dopo la seconda guerra mondiale che questo ingegnoso strumento ottenne un vero e proprio successo, con la nascita delle prime macchine in plastica e bakelite, leggere e versatili. Si pensi che un bravo dattilgrafo, in questi anni, riusciva a scrivere ben 250 caratteri al minuto.

Più di cento anni di storia non si scordano rapidamente. Di solito. Per la macchina da scrivere non è andata proprio così. Era il 1977 quando Apple diede alla luce il primo Personal Computer. Una macchina complicata da costruire, progettata, inizialmente, soprattutto per chi regolarmente aveva a che fare con la tecnologia e non fruibile a tutti. Nell’81 arrivò sul mercato il primo PC ad interfaccia grafica ad icone: lo ‘Xerox Star‘. Probabilmente nessuno dei suoi inventori si sarebbe mai immaginato che, soltanto dopo 34 anni da quella invenzione, la complicata e poco intuitiva macchina sarebbe divenuta oggi merce indispensabile, quasi come il pane. E non solo per esperti informatici, ma per tutti gli abitanti di questa terra. Riesce difficile, azzarderei a dire ‘quasi impossibile’, immaginarci senza un PC, uno smarthphone, un tablet e, soprattutto, senza una connessione Internet. Proprio la scoperta e la distribuzione del World Wide Web rese ancora più vivo il provetto computer, attribuendogli un’importanza che nessuno strumento tecnologico aveva mai avuto sino al 1991. E così sono bastati poco più di venti anni per dimenticare la vecchia Olivetti. Una vecchia signora con i suoi acciacchi, come tutti gli anziani, ma con un fascino ineguagliabile, derivatogli soprattutto dal rapido ed inaspettato cambiamento con il quale il PC si è imposto sulla sua maturità. Destinata al dimenticatoio ma, non per questo, all’oblio. La vecchia signora resta indimenticabile, anche se adesso potete leggere queste parole grazie ad un PC.

E voi… siete appassionati di antiquariato e legati alla vecchia macchina da scrivere o vi riconoscete nei nuovi e sempre più all’avanguardia PC?

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