Uomo e natura di nuovo insieme. Delenseigne racconta la sua mostra ‘Ombre di marmo’

IMGP3870Umanità e natura si abbracciano, si avvinghiano, si stringono, per ritrovarsi. Le sculture in marmo di Philippe Delenseigne prendono forma e vengono proiettate su tela in un affascinante gioco di luci ed ombre. “L’apparenza inganna” recita un vecchio detto. Questo è proprio il caso in cui si deve, necessariamente, dare ragione ai nostri avi. Una realtà segreta, differente, tutta da scoprire, è quella che svelano le opere della mostra ‘Ombre di marmo’. Nascoste dalla tela bianca su cui vengono proiettate sagome scure che ricordano le ombre cinesi, le sculture dell’artista francese saranno visibili sino a fine settembre nella galleria ‘Dove Design’, in via Caduti nei Lager Nazisti, a Pietrasanta. La ricerca dell’origine della nostra razza è uno degli scopi fondamentali per cui queste creazioni sono nate. Una razza che non è quella italiana, francese, africana o russa, ma è la madre di tutto il creato: la razza umana.

Guarda per terra, seduta sulla radice di un albero, una giovane ragazza incinta africana.DONNA E POLIPO E’ madre natura che si interroga sul futuro e riflette sul passato. Le manca una gamba; le è stata asportata dopo le tante guerre che ha sofferto. La sua sagoma è, in realtà, l’ombra di una scultura di un polipo posizionata su un vecchio bidone di latta dove sono incisi i nomi di alcune delle più conosciute multinazionali. Multinazionali che hanno rovinato il mondo, secondo l’artista, che hanno pensato soltanto a perseguire i proprio interessi trascurando completamente i danni nei confronti del nostro patrimonio naturale.

  NASCITA DELLA MOSTRA

«Una coppia di amici, tempo fa, mi chiese di scolpire qualcosa per loro. Erano da poco andati a convivere e volevo regalargli qualcosa che inneggiasse all’amore. Volevo sorprenderli ed augurargli buona fortuna. Così nacque la prima opera di questa mia evoluzione artistica», racconta il maestro Delenseigne, e precisa: «Loro, per me, sono IMGP3868come due sassi. Testardi e forti, ma che sanno starsi vicino, sopportarsi e comprendersi, camminando nella stessa direzione. Così mi è venuta in mente la scultura: un fiume che scorre con due piccoli sassi che fluttuano l’uno accanto all’altro».

Philippe è un giovane artista venuto da Parigi, sua città natale, per imparare ed affinare la tecnica della lavorazione del marmo. Ha scelto Pietrasanta perché sapeva che qua avrebbe avuto la possibilità di procurarsi in tempi brevissimi le materie prime con cui lavorare le sue sculture. Nella piccola Atene ha anche avuto l’occasione di confrontarsi con tanti artisti, provenienti da diverse parti del mondo e portatori di diversi stili artistici. «Il mio stile è un’evoluzione dell’arte classica, impregnata e mescolata all’astratto. Astratto inteso, chiaramente, in termini tecnici, perché, per me, i miei lavori non sono astratti, anzi», racconta Philippe. Descrivendosi, il maestro si ritiene uno scultore in continua evoluzione. Oggi si esprime affinando questa tecnica; domani chi lo sa. PotrebbeIMGP3865 tornare al classico, come divenire un cubista o un futurista. Eclettico e creativo, il maestro ci spiega che le opere di ‘Ombre e marmo’ non hanno un nome. «Ognuno può mettergli il nome che vuole, in base all’emozione che quell’opera gli scaturisce, in base a quello che quel particolare della scultura gli suscita. Non è fondamentale dare un nome a tutto. Non capisco perché la gente si ossessiona tanto ad attribuire una denominazione a qualsiasi cosa», racconta. Le sue sculture appaiono chiare nelle forme e nelle sagome proiettate sulla tela. Della base in pietra e legno, che Philippe ha utilizzato per piazzarvi le luci di proiezione, se ne è intelligentemente servito per delineare il contesto delle sue creazioni. E così, durante l’affascinante percorso IMGP3867artistico, si ammirano uomini e lupi che si avvolgono e si uniscono armonicamente, quasi a formare una sorta di microcosmo. La proiezione di questa scultura raffigura una tra le più note ombre cinesi: l’uccellino. Per Philippe, la creazione vuole ricordare il passato ed il presente dell’uomo: il dimenticato rapporto con la natura, il suo più intimo (e a volte trascurato) essere selvaggio, cacciatore, esploratore, essere lupo. La sua crescita si contrappone alla spensieratezza e alla leggerezza del volo di un uccellino, dell’essere bambino. Ingenuo, protetto, semplice. Leggero.

Dai contorni un po’ meno chiari sono le sue installazioni in vinile. Più moderne e più astratte, anch’esse sono dedicate alla nascita del mondo e alla vita dell’uomo in stretto contatto con la terra. Tra le ultime creazioni in esposizione, su un muro bianco appare un’opera scura, di color nero, quasi corvino. L’impatto è forte; sfido qualcuno che ha visitato la mostra ad ammettere che non l’ha notata. «Ecco, quella l’ho voluta lasciare per ultima», precisa Philippe: «Rappresenta l’umanità nell’ignoto». Sembra voler dire che, dopo tanti anni trascorsi, dopo tante ferite, lotte, vittorie, a favore, ma più spesso contro, la natura, nessuno di noi può sapere che cosa lo aspetta. L’unica cosa che può fare è non dimenticare il passato e provare a non ripetere gli errori commessi. Altrimenti quegli incerti contorni scuri si trasformeranno in nitidi profili. Neri.

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