Cos’è questo Dio che fa morire Dio per placare Dio?

CTukshqVEAAZdHX“Cos’è questo Dio che fa morire Dio per placare Dio?”, scriveva Denis Diderot. E aveva fatto la domanda giusta: “Cosa è?”, non “Chi è?”. Perché non vi è nessuna entità sacra superiore che vorrebbe l’uccisione di altri esseri umani. In questi giorni avrei voluto scrivere un pensiero per le vittime della violenza terrorista di Parigi. Volevo scrivere, ma non trovavo le parole giuste. Succede, a volte, anche ad un giornalista. Anzi, vi dirò che a me succede spessissimo. Fortunatamente devo solo aspettare il momento giusto, e queste tornano da sole. Oggi, oltre ad essere fonte di ispirazione per questo pezzo, il programma televisivo “In mezz’ora” (che poi è durato un’ora e mezza) mi ha dato qualcosa in più di una semplice ispirazione. Mi ha fatto riflettere. Tanto. Mi hanno fatto riflettere le lacrime di una brillante e seria giornalista davvero poco emotiva come Lucia Annunziata.  Mi hanno fatto riflettere, soprattutto, le parole ‘incazzate’ (passatemi il termine! :)) di Gino Strada. Mi ha fatto riflettere la telecronaca in diretta dal G20 ad Antalya, in Turchia, di Maurizio Molinari e gli interventi di Nunzio Galantino, presidente della Comunità Episcopale Italiana, e di Enrico Letta. Della lunga conversazione tra i cinque sono emersi pensieri differenti ma, allo stesso modo, tutti rispettabili. Ma non è stata questa la cosa straordinaria della trasmissione. Lucia Annunziata ha concluso dicendo che, purtroppo, ad oggi nessuno sa come difendersi dalla furia omicida del terrorismo che ci spaventa. Non si intravedono ancora alternative pacifiche alla guerra. Molinari ha aggiunto che il G20 si è posto, anzi tutto, l’obiettivo di trovare una soluzione mondiale; comune a tutti i paesi, per fronteggiare gli attentatori islamisti. Le conclusioni di Lucia Annunziata arrivano dopo la domanda sollevata da Strada, fondatore di Emergency, che ha chiesto, non solo agli ospiti della trasmissione, ma a tutti i potenti del mondo: “Perché, nel 2015, l’unica soluzione possibile per fermare le armi sia quella di difendersi ed attaccare con altrettante armi? Perché, oggi, dobbiamo ancora schierare un carro armato di fronte ad un kalashnikov?”. La domanda di Gino sembra così tanto banale ma, allo stesso tempo, è così tanto complessa. Continua il suo intervento affermando che è inutile continuare a fare finta che non vi siano interessi in gioco da parte dei potenti del mondo nel continuare la guerra in Siria. “E proprio questo è il punto – dice Galantino (e condivido io stessa) – capire con certezza chi abbia interesse in questa guerra e quale sia l’interesse a volere che prosegua”. Mai è stata combattuta una guerra senza interessi, perché proprio l’interesse è il fondamento stesso della guerra. Sia questo economico, politico, sociale, culturale.

12065999_10203676917921802_445649014503978100_nE allora, si chiede Lucia Annunziata: “Che fare?”. Bella domanda! Ad oggi nessuna alternativa pacifica è stata proposta. E una risposta, forse, non ci sarà mai. Non perché realmente non ci sia, ma perché non fa comodo che ci sia. Ad oggi la triste realtà è proprio questa. Ma proviamo a sognare un mondo in cui la parola venga prima di un fucile, in cui i lapis di Charlie Hebdo non debbano essere spezzati a metà ma divengano pennelli con cui colorare le strade di Parigi. Disegnando una simpatica caricatura del Dio islamico, cristiano, ebreo, buddista. Immaginiamoci queste quattro strade parallele che, da piazza della Concordia, colorano la città che oggi piange una quantità infinita di lacrime. E’ bello sognare. C’è un detto che recita: “Spesso si sognano cose realizzabili nella realtà”. E allora pensiamola così. Oggi piangiamo ma domani, magari, potremmo trovarci davvero tutti: cristiani, musulmani, ortodossi, ebrei, europei, siriani, tunisini, pachistani, afghani a ridisegnare la vita sulle strade dove, ora, c’è solo la morte. E allora a cantare ‘Imagine’ a pochi passi da uno dei luoghi della strage saremmo in migliaia. Non è mai troppo tardi per sognare un mondo migliore, non è mai troppo tardi per costruirlo. Adesso tutti gli uomini pregano. Di tutte le religioni. Perché sono uomini, non tagliagole, non procacciatori di morte, non assassini. Tutti pregano per Parigi, e prego anche io che non cropped-francen.jpgsono credente. Prego l’idea che ho di Dio: fonte di salvezza, di amore, di pace, di pietà e di misericordia. E insieme a me lo stanno facendo chissà quante altre persone. Intanto, oggi, come ieri e come l’altro ieri, è una giornata triste. Il blu, il bianco ed il rosso sono proiettati su tutte le più importanti sculture e simboli mondiali. Dal Cristo Rei di San Paolo alla porta di Brandeburgo di Berlino. Dal Tower Bridge di Londra al Partenone di Atene, alla Torre Unicredit di Milano. Da tutto il mondo si urla: “PACE!”.

Vedo uomini, ma non vedo umanità nei terroristi. E mi viene da piangere. E penso che tutto questo si possa riassumere in due minuti: ‘Imagine’ for Paris

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...