Andrea Cisternino al rifugio per cani di via degli Olmi

Andrea Cisternino ed i volontari

Andrea Cisternino ed i volontari

Il cane è il migliore amico dell’uomo. Lo sanno bene i volontari del “Rifugio di via degli Olmi” che ogni giorno dedicano parte del loro tempo ai più sfortunati a quattro zampe. Quello di Marina di Pietrasanta non è un classico canile, bensì una “casa per cani”. Proprio così. Ogni simpatico amico, infatti, nel rifugio ha a disposizione tutto lo spazio necessario per sgranchirsi le gambe, farsi una corsetta e riposarsi al caldo nelle fredde notti invernali grazie alle cucce in legno. A far visita ai piccoli è arrivato un ospite d’eccezione: Andrea Cisternino. Reduce da un progetto che ancora porta avanti con grande coraggio e volontà, l’audace fotoreporter animalista ha deciso di trascorrere un po’ di tempo con i volontari di Pietrasanta.

Andrea Cisternino in compagnia due cucciolotti

Andrea Cisternino in compagnia due cucciolotti

“Rifugio Italia” era il nome del canile che Andrea aveva  costruito in Ucraina per salvare gli animali randagi dai cosiddetti “dog hunter”; letteralmente “cacciatori di cani” che, da anni, uccidono senza pietà i quattro zampe senza casa. Un fenomeno che si intensificò durante gli Europei di calcio 2012, quando l’Ucraina e la Polonia, per la prima volta, ospitarono la competizione agonistica. In quella circostanza, il territorio, secondo i dog hunter, andava “ripulito dalla sporcizia”. Per i cacciatori significava uccidere brutalmente cani, gatti, cavalli, pecore e, più in generale, tutti gli animali randagi che si trovavano per strada. L’iniziativa di Andrea, purtroppo, non è durata a lungo. Nell’aprile 2015, infatti, il suo canile è stato dato alle fiamme. «Nonostante sia in vigore una legge del 2006 che proibisce l’uccisione di randagi, in anni ed anni di massacri soltanto in rare occasioni i cacciatori sono comparsi in tribunale. Arrestarli non interessa né ai politici né alla polizia», sostiene Cisternino. Gli amici del “Rifugio di via degli Olmi” non provengono dall’Ucraina ma anche loro conoscono la violenza e la brutalità di cui l’uomo può essere capace.

Andrea Cisternino e Cecilia Menicocci

Andrea Cisternino e Cecilia Menicocci

La direttrice del posto, Cecilia Menicocci, ci ha raccontato alcune delle loro storie. Tra i più sfortunati c’è “Jazz”, simpatico cucciolo di quattro anni di piccola taglia. E’ stato maltrattato a lungo. Chi avrebbe dovuto occuparsi di lui lo picchiava a sangue a tal punto da causargli gravi e dolorose piaghe sul corpo. Adesso “Jazz” gioca spensierato nella sua nuova casa. Ma ci sono voluti lunghi mesi di cure e di affetto per risollevarlo dalla straziante condizione in cui si trovava.

Il piccolo Jazz

Il piccolo Jazz

Apparentemente sembra tranquillo ma chissà se riesce ancora a dormire. “Brando”, invece, arriva dal canile-lager di Reggio Emilia. Anche lui, come “Jazz”, appare contento ma ha vissuto mesi infernali senza cibo, senza tetto, in mezzo alla sporcizia. Condivide l’“appartamento” con “Kira”, giovane cagnetta fortunata che è stata appena adottata. Anche “Nebbia” ha trovato famiglia. Il povero cane, cieco, dopo aver affrontato al meglio una difficile operazione agli occhi, potrà godere di tanto affetto e premura.

Kira

Kira

Triste è anche la storia di una giovane Border collie che da tempo soffre la solitudine. La cagnetta, tuttora, sta seguendo un percorso di riabilitazione con un’educatrice. Dopo essere cresciuta per dodici anni in famiglia, i padroni hanno deciso di affidarla al canile per mancanza di tempo da poterle dedicare. «I Border collie hanno bisogno di essere impegnati quotidianamente, sia a livello mentale che fisico. Sono, infatti, tra le razze canine più intelligenti al mondo, Nel momento in cui questo esercizio viene a mancare, il cane cade in profonda depressione. Questo è quello che le è accaduto», racconta Cecilia. Sono storie toccanti ma a lieto fine sono quelle che vedono coinvolti i giovani amici.

Rex

Rex

In questa dignitosa dimora non manca, di certo, il padrone di casa: il dolcissimo “Rex”. «Quando arriva la sera lo lasciamo libero nel rifugio. Lui si posiziona di fronte all’ingresso e, per tutta la notte, fa la guardia». Come in ogni casa che si rispetti, i volontari lavano le coperte sporche e ne portano di nuove, tengono perfettamente pulito ed ordinato il terreno ed ogni giorno, a turno, dedicano due ore del proprio tempo per portare i piccoli animali a passeggiare. Tra impegni, studi e stagioni lavorative, si alternano i compiti per garantire ai piccoli una vita normale, per quanto possibile. Grazie agli aiuti di tante attività ed associazioni della zona, i cani hanno pasti e cure mediche assicurate. Tra coloro che si prodigano per dare una mano a questi benefattori, i volontari ci tengono a ringraziare il comitato di “Ponterosso nel cuore”, la ditta “Quintavalle” e lo studio medico “De Guttry”. La mia visita alla “casa dei cani di via Olmi” è terminata qualche giorno fa. Due cose, però, non riesco a dimenticare: gli occhi dei cuccioli; tristi e felici allo stesso tempo, e l’amore dei volontari.

 

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